ftsalaris

HACCP: Pizzeria Trigu Casa Eleonora di Stefano Salaris.

Le parole di Stefano quando mi ha incaricato per la redazione del suo piano HACCP: “credo tanto nel mio lavoro e nell’importanza della ricercatezza delle materie prime, delle farine e degli ingredienti, questa passione mi spinge perciò a sperimentare spesso nuove soluzioni da proporre al mio cliente. E ritengo inoltre che la qualità del prodotto finale, in questo caso la pizza, derivi e dipenda strettamente anche dalle mie modalità di lavoro e dagli aspetti legati alla conservazione ed al trattamento delle materie prime, all’igiene dei miei locali e delle attrezzature che hanno contatto diretto con gli alimenti. Ecco perchè ritengo l’HACCP uno strumento in grado di poter contribuire a migliorare il processo produttivo e di conseguenza la qualità del mio prodotto finale.” Complimenti Stefano, continua così.

 

promo640

Software Personalizzato: AM Vending – Oristano.

Orgoglioso di aver servito questa azienda, sia perchè appartenente al mio territorio, sia per l’esperienza che mi è stato concesso di acquisire in questo particolare mondo del Caffè. A dirla tutta prima di questa esperienza rimanevo ormai convinto che 20 anni passati a sviluppare software sopratutto per il settore alimentare potessero essere sufficienti per assolvere alle esigenze informatiche di questa azienda senza particolari difficoltà. Ma non era così, e fortunatamente è servito anche per darmi nuovi stimoli. La soluzione informatica sviluppata è tecnologicamente all’avanguardia, permette una gestione, per ora iniziale, di problematiche che ovviamente non potevano essere soddisfatte da un software commerciale e soprattutto unisce tra loro, dal punto di vista logistico e contabile, tutti i punti vendita ed il deposito di una realtà aziendale che stà ora assumendo un particolare rilievo nel territorio sardo. Complimenti ma soprattutto grazie per la fiducia a Gianni Cabiddu e Roberto Aramu.

viacavour

HACCP: Via Cavour di Claudio Loi.

Un nuovo Piano HACCP per il ristorante Via Cavour di Claudio Loi. Sono rimasto molto sorpreso dalla metodica sistematica nella pulizia e igienizzazione di locali e attrezzature nonchè della volontà di selezionare solo materie prime di qualità con una particolare attenzione alla loro conservazione. Poche semplici passi che ci fanno capire come la tutela della salute del cliente sia di prioritaria importanza per questa nuova azienda del nostro territorio. Ora non ci resta che assaggiare qualche buon piatto.

 

IGLOO

HACCP: Igloo di Roberto Porcu.

Un interessantissimo Piano HACCP per la IGLOO Surgelati, Friggitoria, Gastronomia di Roberto Porcu. Devo ammettere che quando si ha a che fare con clienti che credono realmente nei principi dell’HACCP, trovando in essi addirittura dei punti di forza per distinguersi, diventa tutto più semplice e facile, oltre che piacevole, anche per chi, come mè, si occupa di consulenza. Sono io a dover fare i complimenti all’azienda in questo caso, oltre che ringraziarli per la fiducia concessa.

paneintegrale

Il Pane Integrale: scegliamolo correttamente.

E’ da un po’ di tempo che ho a cuore la volontà di trattare la tematica dell’alimentazione cosiddetta “integrale” per cercare di portare corretta informazione al consumatore e soprattutto fare chiarezza sul potenziale grande equivoco cui spesso si incorre, anche perchè, da questo punto di vista, la legislazione in materia non può definirsi molto adeguata.

Mi sono servite le conoscenze in Tecnologie Alimentari ed ora in Scienze della Nutrizione per poter fare un quadro complessivo della situazione, ma soprattutto per poterlo capire completamente e cercare di spiegarvelo senza utilizzare troppi tecnicismi non facilmente comprensibili.

Partiamo da un concetto su cui non mi dilungo più di tanto. Quali sono i benefici apportati dagli alimenti integrali ? C’è una letteratura immensa di dati scientifici a dimostrazione del fatto che una dieta ricca in fibre riduce il rischio di ammalarsi delle più comuni patologie cronico-degenerative, diabete, obesità, cancro. Gli alimenti integrali aumentano il senso di sazietà, facilitano il transito intestinale, riducono l’assorbimento di grassi e colesterolo. I vantaggi sono tanti, stiamo parlando di frutta e verdura ma in questa mia ricerca faccio uno specifico riferimento alle farine integrali, il cui uso sostitutivo rispetto alle farine più tipicamente raffinate contribuisce inevitabilmente, per motivi quantitativi e qualitativi, non solo a concorrere al raggiungimento di quel consumo minimo di fibre giornaliere raccomandate, ma anche ad abbattere quella importante quota di zuccheri ad elevato indice glicemico che oggi hanno ormai decretato la morte della tradizionale dieta mediterranea.

Vorrei fare un’analisi più o meno esaustiva sul pane integrale in modo particolare, che, per i motivi sopra esposti, è un alimento il cui consumo è sicuramente molto consigliato. E quindi analizzare alcune considerazioni su quello che io definisco “il grande equivoco”.

Iniziamo col definire il vero pane integrale, in concetti spero comprensibili a tutti: è quello in cui è presente farina per la cui produzione è stato utilizzato l’intero chicco di grano. E’ cioè presente il germe di grano e tutta la sua parte esterna, la cosiddetta crusca, nei vari rivestimenti di cui in realtà è costituita. E’ la crusca a garantirci l’apporto importante in fibre ed in sali minerali.

In breve, come definisce il pane integrale la legge di riferimento che è il DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 9 febbraio 2001, n. 187: il pane integrale è quello che ha una percentuale in Sali minerali compresa tra 1,30%-1,70% di sostanza secca ottenuto direttamente dalla macinazione del grano liberato dalle SOLE sostanze estranee e dalle impurità. Non ci deve essere il cosiddetto ABBURATAMENTO, ovvero la setacciatura che in sostanza và a separare la farina dalla crusca.

Grazie e questa definizione si potrebbe idealmente consumare perciò un pane integrale che arrivi a garantire anche un 6% di fibra ed un abbattimento medio dell’indice glicemico del 30%; non male se consideriamo che bisognerebbe assumere circa 30 grammi di fibre al giorno.

Purtroppo però l’aspetto normativo si dimostra leggermente fallace in quanto non riesce a garantire, dal punto di vista pratico e con le diciture permesse in etichetta, un’informazione tale da creare reale consapevolezza nel consumatore.

Facciamo attenzione a queste righe: solo i panettieri che utilizzano farina integrale al 100% possono commercializzare il pane apponendo in etichetta la dicitura “pane di tipo integrale”. In alternativa, se un panettiere utilizza una farina mista, per esempio con farina bianca raffinata e crusca, allora potrà utilizzare in etichetta la dicitura “pane con farina di tipo integrale” specificando poi in ordine di quantità decrescente tutte le altre farine.

E quà purtroppo nasce il grande equivoco di cui parlavo. Perché ritengo che questa non sia un’informazione trasparente, alla portata del normale consumatore che leggendo la dicitura “pane di tipo integrale” o la dicitura “pane con farina di tipo integrale” non riesce a capirne le reali ed importanti differenze. Tra questi 2 prodotti solo il primo può considerarsi, di fatto, il vero pane integrale, quello cioè che, per intenderci, possiede veramente tutti gli importanti aspetti nutrizionali e salutistici menzionati. Ed il secondo, ovvero il pane con farina di tipo integrale? E’ un pane in cui tutte le proprietà del chicco di grano sono venute meno in quanto è stata utilizzata farina raffinata di tipo 0 o di tipo 00 in percentuali variabili ed a cui è stata aggiunta, separatamente, della crusca, sempre in percentuali variabili e tra l’altro non sempre di qualità nutrizionale eccelsa (Ivano Vacondio, direttore dei Molini Industriali di Modena e presidente di Italmopa, Associazione industriali mugnai d’Italia, in una intervista di qualche anno fa, afferma che la crusca utilizzata è un sottoprodotto della macinazione del grano per lo più destinata alla produzione di mangimi.

Insomma: stiamo parlando di 2 prodotti completamente diversi tra loro.

Sia chiaro: in questo caso non stiamo parlando di una frode alimentare. Il Decreto permette e regolamenta entrambe i prodotti e sul mercato, giustamente, esistono e vengono entrambe commercializzati. Ma, in linea generale, il consumatore crede comunque di acquistare, in entrambe i casi, vero pane integrale, e questo non è reale, soprattutto se andiamo poi a considerare che paghiamo un costo superiore rispetto al pane “bianco”.

Il primo consiglio da seguire è leggere l’etichetta o il libro degli ingredienti esposto vicino al bancone. La dicitura corretta è “pane di tipo integrale”. Se leggiamo “pane con farina 00 e crusca” (o cruschello), o “pane con farina di tipo integrale” dobbiamo sapere che quello non è un prodotto integrale. Un altro segreto è osservare la mollica: se ha un colore scuro uniforme è più probabile che sia stato realizzato con una farina integrale al cento per cento. Se invece presenta dei punti più chiari e altri più scuri, allora è stata aggiunta all’impasto solo un po’ di crusca. Però attenzione anche ad un altro aspetto perché pane integrale troppo scuro, per contro, potrebbe essere anche spia di una colorazione effettuata con il malto, pratica permessa e non poco comune nella produzione tipicamente industriale.

Inoltre gli ingredienti devono essere elencati in ordine di quantità decrescente. Gli ingredienti che compaiono per primi sono quelli contenuti in maggior quantità. Quindi dovreste trovare farina integrale al primo posto o quanto meno ai primi posti.

Prestate attenzione a questi particolari per riconoscere un vero prodotto integrale. Si tenga infine presente che oggi in commercio si ritrovano pani buonissimi dal punto di vista della palabilità, non sempre prodotti con farine integrali al 100%, e spesso arricchiti in particolare in oli e grassi anche animali che vanificano completamente le buone intenzioni salutistiche per cui si è consumato il prodotto, chiaramente nel caso in cui l’aspetto salutistico fosse il motivo per cui si è scelto di acquistarlo.

Ma anche la palabilità come sappiamo riveste un ruolo molto importante nelle nostre scelte alimentari.

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Ricerca Biomedica tra diritto alla salute e valori costituzionali

Il 25 Gennaio si è svolto un utilissimo convegno sullo stato della Ricerca Biomedica in Italia, tra diritto alla salute e valori costituzionali. Tante e diverse le problematiche affrontate, legate all’aspetto della sperimentazione animale. E qualche accenno all’importanza della formazione quale unico strumento per sconfiggere la piaga delle Fakes News. Non tutto è opinabile.

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Lettore TAG RFID.

La proposta di componenti professionali per l’identificazione automatica si amplia e presenta un nuovo lettore/bracciale RFID UHF, con scarico dati wireless tramite tecnologia Bluetooth.


Questo lettore, capace di identificare tag passivi RFID UHF fino a distanze di 20cm, è costituito da un contenitore plastico compatto, adatto per resistere in ambienti ostili, e permette l’acquisizione di informazioni per ogni tag RFID UHF presente nel proprio campo operativo, trasmettendo i dati raccolti attraverso apposita connessione Bluetooth.


Il bracciale, ideale per ogni applicazione di raccolta dati, IoT e Industria 4.0, è realizzato in morbido silicone antiallergico, permettendo un uso continuativo, duraturo, affidabile, in ogni ambiente di lavoro, sia civile che industriale.

 

Inoltre questo prodotto non necessita di alcun software applicativo, in quanto la trasmissione viene effettuata in modalità HID (emulazione tastiera), è sufficiente un apparato connesso con tecnologia Bluetooth a cui appoggiare lo scarico dei dati.

originesalumi

Dal 31 gennaio 2021 obbligo di indicare in etichetta la provenienza della materia prima per i salumi

(Tratto dalla Gazzetta Ufficiale)

MINISTERO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

DECRETO 6 agosto 2020

Disposizioni per l’indicazione obbligatoria del luogo di provenienza nell’etichetta delle carni suine trasformate. (20A04874) (GU Serie Generale n.230 del 16-09-2020)

 

IL MINISTRO DELLE POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI

di concerto con

IL MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO IL MINISTRO DELLA SALUTE

Visto il regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 ottobre 2011, relativo   alla   fornitura   di informazioni sugli alimenti ai   consumatori, che   modifica   i regolamenti (CE) n. 1924/2006 e (CE) n.  1925/2006 del Parlamento europeo e del Consiglio e abroga la direttiva 87/250/CEE della Commissione, la direttiva 90/496/CEE del Consiglio, la direttiva 1999/10/CE della Commissione, la direttiva 2000/13/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, le direttive 2002/67/CE della Commissione e il regolamento (CE) n. 608/2004 della Commissione;

Visto, in particolare, l’art. 2, paragrafo 2, lettera g) che identifica il luogo di provenienza con quello da cui  proviene l’alimento distinguendolo dal paese d’origine,  come  individuato  ai sensi degli articoli da 23 a 26 del regolamento (CEE) n. 2913/92;

Visto altresi’ l’art. 39, paragrafo 1, del citato regolamento  (UE) n. 1169/2011, che riconosce agli Stati membri la facolta’ di adottare disposizioni che richiedono ulteriori  indicazioni  obbligatorie  per tipi o categorie specifici di alimenti per motivi di:  a)  protezione della salute pubblica; b) protezione dei consumatori; c)  prevenzione delle frodi; d) protezione dei diritti di  proprieta’  industriale  e commerciale, delle indicazioni di  provenienza,  delle  denominazioni d’origine controllata e repressione della concorrenza sleale;

Visto inoltre l’art. 39, paragrafo 2, del citato  regolamento  (UE) n.  1169/2011  che  riconosce  agli  Stati  membri  la  facolta’   di introdurre disposizioni concernenti  l’indicazione  obbligatoria  del paese d’origine o del luogo  di  provenienza  degli  alimenti  previa verifica della percezione, da parte dei consumatori, del valore delle informazioni relative  alla  reputazione  dell’alimento  e  alla  sua provenienza;

Visto il regolamento (CE) n. 1337/2013  della  Commissione  del  13 dicembre 2013, che fissa le modalita’ di applicazione del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio  per  quanto riguarda  l’indicazione  del  paese  di  origine  o  del   luogo   di provenienza delle carni fresche, refrigerate o congelate  di  animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili;

Visto il regolamento di esecuzione (UE) 2018/775 della Commissione, del 28 maggio 2018, recante modalita’ di applicazione  dell’art.  26, paragrafo 3, del regolamento (UE) n. 1169/2011 del Parlamento europeo e  del  Consiglio  relativo  alla  fornitura  di  informazioni  sugli alimenti   ai   consumatori,   per   quanto   riguarda    le    norme sull’indicazione del paese  d’origine  o  del  luogo  di  provenienza dell’ingrediente primario di un alimento;

Visto  l’art.  4,  della  legge  3  febbraio  2011,  n.  4  recante «Disposizioni in materia di etichettatura e di qualita’ dei  prodotti alimentari», come modificato dall’art.  3-bis  del  decreto-legge  14 dicembre 2018, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge  11 febbraio 2019, n. 12, concernente «Disposizioni urgenti in materia di sostegno  e  semplificazione  per  le  imprese  e  per  la   pubblica amministrazione»;

Visto in particolare il comma 3 dell’art. 4 della citata  legge  n. 4/2011, come modificato dal decreto-legge 14 dicembre 2018,  n.  135, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019,  n.  12, che prevede che con decreto del  Ministro  delle  politiche  agricole alimentari, forestali e del turismo,  di  concerto  con  il  Ministro dello sviluppo economico e il Ministro della salute siano definiti  i casi in cui l’indicazione del luogo di provenienza e’ obbligatoria ai sensi dell’art. 39, paragrafo 1, lettera b), c) e d) del  regolamento (UE) n. 1169/2011;

Visto altresi’ il comma 3-bis dell’art. 4  della  citata  legge  n. 4/2011, come modificato dal decreto-legge 14 dicembre 2018,  n.  135, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 febbraio 2019,  n.  12, che prevede che con il decreto di cui al comma 3 siano individuate le categorie specifiche di alimenti per le quali e’ stabilito  l’obbligo dell’indicazione del luogo di  provenienza  ai  sensi  dell’art.  39, paragrafo 2 del regolamento (UE)  n.  1169/2011,  e  che  demanda  al Ministero  delle  politiche  agricole   alimentari,   forestali,   in collaborazione con l’Istituto di  servizi  per  il  mercato  agricolo alimentare (ISMEA) la  realizzazione  di  appositi  studi  diretti  a individuare la presenza di un nesso comprovato  tra  talune  qualita’ degli alimenti e la relativa provenienza, nonche’ a valutare in quale misura sia percepita come  significativa  l’indicazione  relativa  al luogo di provenienza e  quando  la  sua  omissione  sia  riconosciuta ingannevole;

Vista l’analisi del giugno 2019 svolta dall’Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (ISMEA), nella quale viene  dimostrato il nesso fra la qualita’ dell’alimento carne suina e la  sua  origine italiana;

Considerato che tra i mesi di dicembre 2018 e gennaio 2019 ISMEA ha avviato un’articolata indagine allo scopo di verificare la percezione da parte dei partecipanti alla consultazione del valore  riconosciuto alla indicazione della provenienza dell’alimento e della sua  materia prima in etichetta;

Considerato altresi’ che dai  principali  risultati  pubblicati  da ISMEA emerge che l’83% dei  partecipanti  alla  consultazione  indica l’utilizzo dell’ingrediente italiano come l’elemento  prioritario  da considerare quando si sceglie un prodotto alimentare e che  oltre  il 95% dei partecipanti  richiede  la  chiara  e  leggibile  indicazione dell’origine della materia prima in etichetta;

Considerata la necessita’, anche sulla  base  dei  risultati  della consultazione pubblica di ISMEA, di fornire ai consumatori un  quadro informativo piu’ completo sugli alimenti;

Considerata l’importanza attribuita alla reputazione  dei  prodotti al fine di garantire una maggiore trasparenza verso i consumatori;

Ritenuto    pertanto    opportuno    predisporre     il     decreto interministeriale previsto dalla citata legge n. 4/2011  al  fine  di definire le modalita’  di  indicazione  obbligatoria  di  provenienza nell’etichettatura di alcune categorie specifiche di alimenti;

Sentite le organizzazioni maggiormente  rappresentative  a  livello nazionale  nei  settori  della  produzione  e  della   trasformazione agroalimentare;

Acquisiti i pareri  della  Commissione  XIII  –  Agricoltura  della Camera dei deputati in data 26 febbraio 2020 e della Commissione 9ª – Agricoltura del Senato della Repubblica in data 26 febbraio 2020;

Espletata favorevolmente la procedura di notifica di  cui  all’art. 45  del  citato  regolamento  (UE)  n.  1169/2011   unitamente   alla trasmissione   alla   Commissione   europea   dei   risultati   delle consultazioni effettuate e degli studi eseguiti;

Acquisita l’intesa della Conferenza unificata di cui all’art. 8 del decreto legislativo 28 agosto  1997,  n.  281  nella  seduta  del  18 dicembre 2019;

 

Decreta:

 

Art. 1. Definizioni

  1. Ai fini del  presente  decreto  si  applicano  le  definizioni seguenti: a) «carni di ungulati domestici» di cui al  regolamento  (CE)  n. 853/2004 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 20 aprile  2004, che stabilisce norme specifiche in materia di igiene per gli alimenti di origine animale; b) «carni macinate», «carni separate meccanicamente», «prodotti a base di carne» e «preparazioni di carni» di cui al  regolamento  (CE) n. 853/2004 del Parlamento europeo e del  Consiglio,  del  20  aprile 2004, che stabilisce norme specifiche in materia di  igiene  per  gli alimenti di origine animale.

Art. 2. Ambito di applicazione

  1. Il presente decreto, in attuazione dell’art. 4 della  legge  3 febbraio  2011,  n.  4,   come   modificato   dall’art.   3-bis   del decreto-legge   14   dicembre   2018,   n.   135,   convertito,   con modificazioni, dalla legge 11 febbraio  2019,  n.  12,  definisce  le modalita’ di indicazione obbligatoria del luogo di provenienza di cui all’art. 2, paragrafo 2, lettera g) del regolamento (UE) n. 1169/2011 per i seguenti alimenti: a) carni di  ungulati  domestici  della  specie  suina  macinate, separate meccanicamente, preparazioni di carni  suine  e  prodotti  a base di carne suina.
  2. Il presente decreto non si applica alle indicazioni geografiche protette a norma  dei  regolamenti  1151/2012/UE  e  1308/2013/UE  o protette in virtu’ di accordi internazionali.

Art. 3. Modalita’ di indicazione del luogo di provenienza nella etichettatura

  1. Al fine di assicurare una corretta e completa informazione  ai consumatori, rafforzare la prevenzione e la repressione  delle  frodi alimentari e della concorrenza sleale, nonche’ la tutela dei  diritti di proprieta’  industriale  e  commerciale  anche  delle  indicazioni geografiche semplici, e’ obbligatorio riportare nelle  etichette  dei prodotti di cui all’art. 2 l’indicazione  del  luogo  di  provenienza della carne suina con le modalita’ di cui all’art. 4.
  2. L’indicazione del luogo di provenienza della  carne  suina  e’ apposta in etichetta nel campo visivo principale ed  e’  stampata  in modo da risultare facilmente visibile e chiaramente  leggibile.  Essa non deve  essere  in  nessun  modo  nascosta,  oscurata,  limitata  o separata da altre indicazioni scritte o grafiche o da altri  elementi suscettibili di interferire. Le medesime indicazioni sono stampate in caratteri la cui  parte  mediana  (altezza   della   x),   definita nell’allegato IV del regolamento (UE) n. 1169/2011, non e’ inferiore a 1,2 millimetri.
  3. Nel caso di imballaggi o contenitori la cui superficie maggiore misura meno di 80  cm²,  l’altezza  della  x  della  dimensione  dei caratteri di cui al comma 2 e’ pari o superiore a 0,9 mm.

Art. 4. Disposizioni in materia di etichettatura obbligatoria della carne di specie suina trasformata

  1. L’indicazione del luogo di  provenienza  delle  carni  di  cui all’art. 2 include le seguenti informazioni: «Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali)»; «Paese di allevamento:  (nome  del  paese  di  allevamento  degli animali)»; «Paese di  macellazione:  (nome  del  paese  in  cui  sono  stati macellati gli animali)».
  2. Quando la carne proviene da suini nati, allevati  e  macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine puo’  apparire  nella forma: «Origine: (nome del paese)». La dicitura  «100%  italiano»  e’ utilizzabile solo  quando ricorrano le condizioni del presente comma e la  carne  e’  proveniente  da  suini  nati,  allevati,  macellati  e trasformati in Italia.
  3. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o  piu’  Stati   membri   dell’Unione   europea,   l’indicazione dell’origine puo’ apparire nella forma: «Origine: UE».
  4. Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o piu’  Stati  non  membri  dell’Unione  europea,  l’indicazione dell’origine puo’ apparire nella forma: «Origine: extra UE».
  5. Qualora l’indicazione  dell’origine  di  cui  al  comma  1  si riferisca a piu’ di uno Stato, il riferimento al nome del paese  puo’ essere sostituito dai termini «UE», «extra Ue» o «UE o extra  UE»,  a seconda dei casi.

Art. 5. Controlli e sanzioni

  1. Salvo che il fatto costituisca reato, per le violazioni  delle disposizioni relative all’indicazione obbligatoria della  provenienza previste dal presente decreto e dai decreti attuativi,  si  applicano le sanzioni previste dal decreto legislativo  15  dicembre  2017,  n. 231.
  2. Restano ferme le competenze  spettanti  all’Autorita’  garante della concorrenza e del mercato ai sensi del  decreto  legislativo  2 agosto 2007, n. 145, e del decreto legislativo 6 settembre  2005,  n. 206, e quelle spettanti,  ai  sensi  della  normativa  vigente,  agli organi preposti all’accertamento delle violazioni.
  3. I soggetti che svolgono attivita’ di controllo sono tenuti agli obblighi di riservatezza sulle informazioni acquisite in conformita’ alla vigente legislazione.

Art. 6. Clausola di mutuo riconoscimento

  1. Le disposizioni del  presente  decreto  non  si  applicano  ai prodotti di cui all’art. 2 legalmente fabbricati  o  commercializzati in un altro Stato membro dell’Unione europea o in Turchia  o  in  uno Stato parte contraente dell’accordo sullo Spazio economico europeo.

Art. 7. Disposizioni transitorie

  1. Il presente decreto si applica fino al 31 dicembre 2021, in via sperimentale.
  2. I prodotti di cui all’art. 2, che non soddisfano i requisiti di cui al presente decreto, immessi sul  mercato  o  etichettati  prima dell’entrata in vigore dello stesso, possono essere  commercializzati fino ad esaurimento delle scorte o, comunque,  entro  il  termine  di conservazione previsto in etichetta.
  3. Il presente decreto  e’  trasmesso  al  competente  organo  di controllo,  pubblicato  nella  Gazzetta  Ufficiale  della  Repubblica italiana ed entra in vigore dopo sessanta giorni dalla data della sua pubblicazione.

 

Roma, 6 agosto 2020

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Bellanova

Il Ministro dello sviluppo economico Patuanelli

Il Ministro della salute Speranza

Registrato alla Corte dei conti il 3 settembre 2020 Ufficio  di  controllo  sugli  atti  del  Ministero  dello   sviluppo economico e del Ministero delle politiche agricole, reg. n. 827

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La I e la IV Gamma.

Più o meno dal 2005 esperienza praticamente ininterrotta con un produttore del nostro territorio che confeziona e distribuisce per tutta la GDO della Sardegna. Senza nulla togliere a tutti gli altri settori di attività, questo è quello che più è riuscito ad affascinarmi ma sopratutto è quello che più ha messo alla prova le mie capacità. E’ proprio in questo ambizioso settore che le mie competenze in Tecnologie Alimentari sono state assolutamente necessarie per soddisfare le continue ed ininterrotte esigenze dal punto di vista informatico. Un sistema informatico per cui oggi, dopo circa 15 anni di sviluppo, si è riusciti a coprire sostanzialmente almeno il 75% delle esigenze aziendali legate all’aspetto dell’accettazione delle materie prime, della mondatura e del confezionamento, unitamente all’aspetto logistico degli stessi imballaggi utilizzati, alla gestione delle consegne e la fatturazione (anche elettronica) garantendo nel contempo la presenza di tutti gli elementi indispensabili alla manutenzione delle varie e diverse Certificazioni di Qualità, all’HACCP, alla Tracciabilità e la Rintracciabilità del prodotto.

Attualmente lavoro su: resoconti statistici di varia entità, rintracciabilità del prodotto.

ATTENZIONE: le immagini a seguire non sono riferibili all’azienda menzionata ma sono immagini libere da copyright scaricate dal Web. Il vincolo del segreto industriale mi impone inoltre giustamente di non fornire immagini relative alle procedure informatiche utilizzate.